Cari amici e amiche, un altro anno sta per terminare e noi proviamo a proporre un resoconto riassuntivo dei principali cambiamento che hanno riguardato il Terzo settore in Italia e, soprattutto, nel Mezzogiorno.
Il 2025 si è configurato come un anno di svolta per il mondo del Terzo settore in Italia. Recenti decisioni politiche e normative hanno ridisegnando il quadro giuridico e fiscale in cui operano gli enti non-profit, fornendo nuove opportunità ma al tempo stesso ponendo nuove responsabilità (Ministero del Lavoro+2DLA Piper+2).
In particolare, l’approvazione da parte della Commissione Europea del nuovo regime fiscale dedicato agli enti non profit è un passo cruciale: a partire dal 2026 entrerà in vigore un regime agevolato che include, fra le altre cose, un regime fiscale favorevole per gli utili reinvestiti nelle attività statutarie e la possibilità di emettere nuovi strumenti di “finanza sociale”, quali i cosiddetti “titoli di solidarietà”, con tassazione agevolata.
Questo cambiamento normativo conferisce al Terzo settore una maggiore stabilità e un riconoscimento ufficiale del suo ruolo sociale ed economico: non più solo “volontariato spontaneo”, ma attori sistemici del welfare, della coesione sociale, dell’innovazione e dello sviluppo comunitario.
All’interno di questo nuovo contesto si inserisce un significativo impegno finanziario da parte dello Stato. Secondo un recente atto d’indirizzo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, per il triennio 2025–2027 sono stati stanziati 141 milioni di euro destinati ai progetti e alle iniziative degli enti del Terzo settore iscritti al RUNTS (Ministero del Lavoro).
Inoltre, è stato pubblicato l’Avviso n. 2/2025, con una dotazione complessiva di oltre 13,5 milioni di euro per finanziare progetti di rilevanza nazionale promossi da associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni registrate. Tra i requisiti: progetti con impatto sociale reale su comunità locali, durata di 12–18 mesi e cofinanziamento da parte degli enti.
Queste misure rappresentano un’opportunità concreta per rafforzare il ruolo degli ETS sul territorio — soprattutto in quelle aree dove la presenza dello Stato è carente o inefficiente.
Un dato importante emerge dal rapporto Intesa Sanpaolo – AICCON elaborato nel 2025: oltre il 76% degli enti del Terzo settore dichiara di essere tuttora soddisfatto del rapporto con le banche — anche se con una leggera flessione rispetto al recente passato (Intesa Sanpaolo Group).
Questo riflette una trasformazione importante: molte organizzazioni non si limitano più a operare esclusivamente su base volontaria o donativa, ma guardano a modelli sostenibili, a investimenti, a strumenti di finanza sociale, e a partnership pubblico-privato. In questo modo il Terzo settore si sta evolvendo verso un modello più maturo e strutturato — potenzialmente capace di incidere in modo stabile sul welfare, sull’occupazione sociale, sull’inclusione, sulla cultura e sul territorio.
In un’Italia che affronta sfide demografiche, disuguaglianze territoriali, povertà educativa, disagio sociale e fragilità economiche, il Terzo settore rappresenta — più che mai — un pilastro fondamentale di coesione e solidarietà. Le novità normative e fiscali, assieme al nuovo impulso finanziario e all’interesse crescente degli investitori sociali, offrono un terreno fertile.
Tuttavia, perché questo potenziale si traduca in cambiamenti reali — specialmente nel Sud — serve consapevolezza, qualità organizzativa, trasparenza e un forte impegno di rete. Le associazioni, gli enti, gli operatori, ma anche i soggetti come “Studio legale nel Sociale” hanno oggi una grande responsabilità: far sì che il Terzo settore non sia solo un complemento emergenziale ai fallimenti del welfare pubblico, ma un vero motore di sviluppo, partecipazione e inclusione.
Con questi obiettivi, il Terzo settore può diventare non un’alternativa residuale, bensì parte integrante di un nuovo modello di società — più giusta, solidale, e capace di valorizzare anche le aree marginalizzate del Paese.


